Si-può-fare! Si può anche non fare… Frankenstein

Del Toro è una figura mitologica per tutti quelli che, come me, amano l’oscurità.
Non attribuisco a questa parola un significato di per sé malvagio, abbiamo imparato che spesso, da bambini, fraintendevamo l’oscurità.
Guardavamo impauriti l’attaccapanni, nell’angolo della stanza, immaginandoci solo turpi demoni che volevano farci del male ma ignoravamo che l’oscurità, come la luce, ha diverse sfumature e nasconde ben di più.
Nelle sue pieghe si rifugiano anche i diversi, i grotteschi, gli impauriti e se ci pensiamo probabilmente è un posto molto più democratico della luce, come ci insegna il vecchio cieco che accoglie il nostro mostro.
Senza il giudice spietato, lo sguardo, possiamo giudicare in modo più libero, forse più profondo.
Per carità, non sono razzista nei confronti dei miei occhi anzi, se proprio dobbiamo analizzare i dati, il mio sguardo mi ha guidato bene fino ad ora e mi ha salvato in molte situazioni.
Ma come posso non vedere il suo limite soprattutto adesso che siamo nell’epoca dell’apparenza? Nascondere il midollo con uno scintillante pacchetto, sempre.
“Cosa vedono i tuoi occhi da elfo?”
Vedono che Guillermo ha sì delle idee interessanti ed è capace di creare un mondo gotico dal nulla con un livello di dettaglio sorprendente, ma questa volta qualcosa non mi torna, addirittura mi infastidisce.
Colpevole, principalmente, proprio l’aspetto visivo.
La storia di Frankenstein è mastodonticamente conosciuta e nel riadattamento Guillermo, sceneggiatore e regista, non delude. Ricalcando la storia in modo più moderno e snello del racconto originale e dandoci anche il doppio punto di vista Victor/Frankenstein. Un Ritmo piuttosto sostenuto non fa perdere attenzione e le scene violente sono sempre ben accette in film del genere.

Attenzione però, qui va fatto un inciso.
Per me Frankenstein e la sua storia sono Frankenstein Junior e non Frankenstein di Mary Shelley.
Sbagliato? Probabilmente sì, probabilmente se io fossi l’autore originale mi starebbe sulle palle che qualcuno dicesse una cosa del genere, ma non lo sono, quindi Sorry Mary!
Frankenstein Junior è stato un fenomeno forse unico, uno stravolgimento della storia che ha avuto un successo impensabile e che ha condizionato per sempre l’immaginario delle persone.
Come faccio io ad allontanarmi da un imprinting del genere? Non lo faccio.
La storia raccontata da del Toro è molto, ma molto molto, più aderente all’originale rispetto a quella di Frankenstein Junior e sinceramente penso che Guillermo abbia fatto bene a non avventurarsi in un esperimento mistico.
Poi diciamoci la verità mica sono un esperto di Frankenstein, non venite qui a puntualizzare più di tanto su coerenze o incoerenze delle varie storie.
La questione è che ricerco e ricercherò sempre, personaggi e situazioni di Frankenstein Junior e quando non le trovo un pochino ci rimango male.
Ho cercato di fare del mio meglio nel non essere influenzato negativamente da questo aspetto e ho imbrigliato la mia nostalgia per lasciare spazio all’immaginario di Guillermo.
Arriviamo al punto dolente. La messa in scena. 

Del Toro, tramite interviste e video del making of, ha fatto vedere a tutto il mondo l’estremo impegno che ha messo nel creare e realizzare materialmente il mondo del film. Mi aspettavo quindi di rimanere a bocca aperta e di trovarmi di fronte dei lavori che rasentassero la perfezione, talmente perfetti da sembrare assolutamente reali e per niente artefatti.
Più di una volta però mi sono trovato a guardare perplesso lo schermo e dire “Ma… perchè?” oppure “Si vede benissimo che è finto!”. Il panorama ghiacciato che sembra, e probabilmente è, fatto di polistirolo, la maggior parte degli interni sono così tanto perfetti e studiati da essere poco credibili, la roccia dove viene poggiata Elisabeth, i libri conservati in maniera perfetta dal vecchio cieco e tanti tanti altri esempi. Tutto questo messo insieme mi ha fatto provare la stessa sensazione che ho provato guardando “Gli Anelli del Potere”, tutto è artefatto, ottimamente artefatto, ma niente è vero.
Questo a me porta inesorabilmente fuori dalla storia, dal momento, e mi fa ricordare che sto guardando un film.

“Gli Anelli del Potere” però avevano una “scusante” su alcune artificiosità, il mondo da raffigurare è praticamente impossibile da replicare ai nostri tempi. Faccio degli esempi: come si fa a fare una città elfica senza farla sembrare anche solo un pochino finta? Come si fa a costruire il set per i Pelopiedi senza che risulti una  poverata?
In questo film si poteva spingere su delle location reali, condite da grandi lavori di artigianato, non il contrario.

Forse proprio la grande voglia del regista nel portare in scena questa storia l’ha tradito facendogli pensare qualcosa del tipo: “Un film su Frankenstein lo si fa una sola volta nella vita, esageriamo. Costruiamo tutto e spingiamo su ogni singolo aspetto della produzione”.
Sembra che si sia voluto esagerare con tutto ma dalla parte “sbagliata”, sulla fiaba eccentrica e non sulla fiaba nera.
Se i costumi possono avere il loro senso, nei colori accesi, nello sfarzo, nel dandismo, avrei smorzato e abbassato l’atmosfera delle ambientazioni e delle luci, un pò come ha fatto Eggers, esagerando visto che in alcune scene non si vedeva una sega, in “Nosferatu”. Però Eggers ha ovviato ad un altro aspetto con questa “mossa luci”, la CGI.
Dall’alba dell’uomo si sa che poca luce significa nascondere effetti visivi non perfetti e anche parti della scena non realizzate ottimamente. Occhio non vede, cuore non duole.
Guillermo invece ci casca a piè pari e si, parecchia della CGI utilizzata è quantomeno discutibile.
Sto parlando dell’angelo di fuoco animato in un modo osceno, i lupi che sembrano fatti per un videogioco scabroso, landscape con tanto rumore di fondo ecc.
Perchè non scegliere un approccio più realistico e, per esempio, usare gli enormi mezzi della produzione per privilegiare posti e cose reali? Eggers piuttosto che avere dei topi in CGI che sembravano finti ha fatto portare X numero di topi veri sul set.
Un’altra cosa che mi ha fatto storcere il naso è la patina gloss/satinata delle luci e degli ambienti? 
Non riesco proprio a capire, da dove sia uscita fuori questo stile delle luci, e sono sicuro che sia una scelta ben studiata perchè conoscendo del Toro so che non è una questione di identità propria.
Ho trovato questa scelta fastidiosa e poco funzionale nel veicolare una storia come quella di Frankenstein, che è cupa e drammatica.
Non so ragazzi, queste cose proprio non mi tornano.

Dal lato attoriale invece c’è una sorpresa inaspettata.
Oscar Isaac? No.
Christoph Waltz? No.
Mia Goth? No.
Felix Kammerer(Niente di nuovo sul fronte occidentale)? No.
Jacob Nathaniel Elordi? SI!
Che Elordi avesse delle potenzialità si era intravisto in qualche occasione ma se mi aveste detto che sarebbe riuscito ad interpretare un mostro non morto in questa maniera, non ci avrei creduto. Questa performance gli varrà un oscar? Non direi, ma ci fa vedere che ha un ampio margine di miglioramento e che non va sottovalutato. Credibilità è la parola.
L’attore riesce a ricreare delle movenze credibili e più di una volta non facili, spalle incurvate e disallineate, camminata incerta, mani contorte, espressioni, soprattutto della bocca, esitanti. C’è poco da dire, bravo. Soprattutto in una pellicola dove gli altri, eccetto Oscar Isaac, fanno il minimo sindacale e anzi sono veramente poco sfruttati. 
Elordi, belloccio e idolo delle ragazzine, seguirà lo stesso percorso di “redenzione” di Pattinson?
Sono molto curioso.

Per chiudere, Frankenstein di Guillermo del Toro, non è un film da buttare via e sono  sicuro che piacerà a molte persone ma personalmente lo reputo un esperimento riuscito a metà, esattamente come il primo non morto che Victor fa vedere agli accademici di Londra, interessante ma monco.

GioPinti