The Smashing Machine…ci fa schiacciare un pisolino

Quando ero al liceo un mio compagno di classe aveva il primo gioco della UFC(Ultimate Fighting Championship) per PlayStation. Mi si aprì un mondo di cui non sapevo niente, ma che mi rimandava a dei concetti che avevo già sentito dal grandissimo Bruce Lee. Una competizione e un approccio alle arti marziali multidisciplinare che prevedeva la lotta a tutto tondo, pochissime regole e botte da orbi. Non potevo non amare quello che in brevissimo tempo è diventato uno degli sport più seguiti al mondo, le Mixed Martial Art(Arti Marziali Miste). Mi sono allenato per anni in una delle storiche palestre della città, ho disputato alcuni match e ho anche scritto per un famoso sito di settore.
Quando ho iniziato, Mark Kerr, e il suo amico Coleman, erano alla fine della loro carriera, ma ho avuto comunque il piacere di vederli in azione.
The Smashing Machine cerca di far conoscere Kerr e le sue battaglie dentro e fuori dal ring come la complicatissima relazione con la compagna, la tossicodipendenza e la solitudine.
Kerr è una figura che definirei atipica nel mondo del fighting ma che rientra in un canone fantastico ben noto, il gigante buono.
Kerr è violentissimo quando combatte ma fuori dal ring sembra, e in parte è, una persona riflessiva e placida. Ossessionato dalla vittoria e dal provare di essere il migliore, spesso soccombe proprio sotto il peso di questa ambizione.
Gli interpreti principali sono Dwayne “The Rock” Johnson, Kerr, l’indiscusso protagonista, e Emily Blunt, Dawn la compagna storica.

Parto da una domanda generica, ma mai scontata e facile, perchè identificare l’identità di una cosa, anche se non univoca, può risultare estremamente difficile: Questo film cos’è?
Un biopic, un documentario, un film drammatico, d’azione, una retrospettiva personale del regista?
Tutto e niente allo stesso tempo.
Se da una parte capisco il non voler fare un biopic standard, ovvero, la storia passo per passo di un personaggio o i momenti salienti della sua vita coronati da una musichetta rock. Dall’altra penso che questa scelta porti inevitabilmente a dover accentuare dei momenti e delle riflessioni in modo da entrare meglio nella storia comprendendo, empatizzando, immedesimandosi nel protagonista, altrimenti si rischia di non coinvolgere gli spettatori e far vedere solo delle belle scene.
Ed è proprio così che mi sento all’uscita della sala, in realtà ero annoiato e deluso per la maggior parte, tutto bello ma…  dov’è l’emozione?
Ce la siamo dimenticata negli spogliatoi.
Per farvi capire meglio la mia visione penso che mi possa aiutare fare dei paragoni con due film simili ma che mi sono piaciuti, The Wrestler con Mickey Rourke, film strepitoso, e The Iron Claw con Zac Efron, inaspettatamente bello.
Partiamo dal lavoro attoriale. 

The Rock è bravo, ma parliamoci chiaro, non è una di quelle prove che rivoluziona la carriera o che mi farà cambiare completamente opinione su di lui.
Se vuole cominciare una carriera nel mondo del dramma dopo questa prova avrà le porte aperte e potrebbe anche fare bene, ma non gridiamo al miracolo.
Mickey Rourke aveva una sfida nettamente più difficile da affrontare perché doveva essere performante sul lato fisico, anche non essendo più un giovanotto, e doveva recitare nei panni di un uomo distrutto, intrappolato in degli schemi deleteri con gli altri e con se stesso. Infine doveva sobbarcarsi il lavoro sulle coreografie che non è scontato.
Sfida superata completamente.
Efron doveva relazionarsi molto con una fisicità nuova per lui, meno di facciata e più funzionale, doveva riuscire a far passare un dramma familiare e un agonia nel cercare il proprio posto nel mondo. Stesso discorso di Rourke sulle coreografie.
Sfida superata.

Tutti i coinvolti nei lavori di The Smashing Machine si dicono soddisfatti e contenti di come l’interpretazione di The Rock sia riuscita, ma basandosi su questo allora gli è stato richiesto pochino a mio parere. Il personaggio è per gran parte del tempo monocorde e strafatto di oppioidi, ha solo una vera esplosione, di rabbia, che Dwane gestisce bene per carità, ma per il resto si trova sempre in delle situazioni “normali”, situazioni che per far passare tutta la loro drammaticità avrebbero forse avuto bisogno di un attore eccezionale che pur rimanendo immobile a fissare il muro sarebbe riuscito a far trasparire la lotta interiore e il disagio di Kerr. Purtroppo the Rock non è all’altezza di questo compito e non mi sento neanche di biasimarlo.
Ma allora perché non spingersi più in profondità con la narrazione?
Il fatto di non dare una forma definita al film fa sì che le scene e il racconto generale siano piuttosto slegati tra di loro, una carrellata di immagini ballonzolanti, ce l’ho su personalmente con lo stile “documentario traballante anche se non lo è” quindi non mi dilungo, senza una vera indagine emotiva, sia con il discorso tra i personaggi sia con delle immagini più evocative e potenti. Kerr prova delle emozioni così forti che non riesce neanche ad esprimerle, ma quando, veramente, ci entriamo in contatto? In una sola litigata a fine film? Veramente troppo poco. È evidente che non si sia voluto entrare dentro la storia ma si sia voluta osservare dall’esterno e osservarla anche in maniera un po noiosa. Forse lo spauracchio del film biopic retorico all’americana è stato così forte da far tagliare tanto sui dialoghi interni ed esterni.

The Rock si sapeva che a livello fisico avrebbe retto botta, si sapeva che a livello di coreografie non avrebbe battuto ciglio e allora perchè non testarlo veramente a livello attoriale? Non vedo questa grande prova attoriale, mi dispiace.
Anzi ribatto sul mio stesso punto, visto che fisicamente c’era questo strapotere perché la maggior parte delle scene di lotta sembrano fatte da attori alle prime armi?
Occhio, non sto dicendo che per me il film doveva essere un John Wick delle MMA, solo cazzotti spettacolari e nient’altro, non dico che doveva esserci la solita narrazione lottatoria del sangue, ma almeno una veridicità spiccata si. Perchè si sono scritturati atleti professionisti(Ryan Bader, Bas Rutten) e addirittura il campione del mondo pesi massimi di boxe Oleksandr Usyk se poi gli incontri devono risultare scadenti e poco curati? Bella domanda.

Torniamo a bomba sul discorso emozione, La forza dei due film sopra citati è che si indaga, si parla, si vede, si sente l’emozione. Parlare non è sinonimo di spiegone, vedere non è sinonimo di lacrime e sorrisi. Facendo così non diventa più un film su “un lottatore che lotta” ma ”il nostro lottatore che lotta”. Tifiamo che ce la faccia fuori e dentro al ring. The Wrestler soprattutto non è un film facile, un blockbuster stacca biglietti, è ruvido e triste ma ci fa vivere. The Smashing Machine solo vedere.

Avevo grandi aspettative su questo film e purtroppo sono state disattese praticamente tutte.
Mi è sembrato un film privo di profondità e di emotività, che forse erano proprio le uniche cose che avrei voluto trovare.

GioPinti