Cronenberg fa discutere e questo è un dato di fatto. Come non si potrebbe discutere di un regista che ha fatto di tutto e, tra i mille tentativi, ha tirato fuori dei veri e propri gioielli? Nessuno potrà mai portarmi via “La promessa dell’assassino”.
D’altronde un altro dato di fatto è che provando, esplorando e osando, si è più soggetti ad inciampare e alle volte a cadere rovinosamente.
The Shrouds è una caduta dolorosa.
Karsh, Vincent Cassel(mio adorato) rimasto vedovo di Becca, escogita un modo per rimanere in contatto con la moglie anche dopo la sua morte. Becca viene cinta da un sudario nella bara in cui è sepolta. Il Sudario è prodotto dall’azienda di Karsh, GraveTech, ed è dotato di videocamere ad altissima risoluzione che permettono di scannerizzare tutto il corpo e vedere in tempo reale la trasformazione del defunto. Un giorno, mentre osserva lo scheletro della moglie, Karsh scopre qualcosa attaccato alle ossa, inizialmente non sembra nulla di particolare ma questa scoperta porterà ad una reazione a catena che sconvolgerà la sua vita. Karsh non è solo e verrà aiutato da varie figure tra cui la sorella gemella di Becca Terry, Diane Kruger, e il suo ex marito Maury, Guy Pearce.
La trama, penso sia innegabile, ha un certo appeal e sembra poter regalare molte sensazioni/emozioni scomode: perdita, dolore, attaccamento estremo e possessione. Il Cast è ottimo, star splendenti ma che possono essere tormentate e creare grande patos.
Allacciate le cinture per un film da ricordare! Quello che sta per partire è uno Sci-fi/Horror, così dicono, V.M. 14.
3, 2, 1…
La prima sorpresa arriva già dai titoli di testa, una delle case di produzione è Saint Laurent, si, Yves Saint Laurent, quello della moda. Nel 2023 ha debuttato nel mondo del cinema con il cortometraggio di Almodóvar “Strange Way of Life” con Pedro Pascal e Ethan Hawke. 31 minuti di uno strano ma tutto sommato interessante, solo per le ottime interpretazioni dei protagonisti, cortometraggio con finalità… più pubblicitarie che artistiche.
Assimilata questa info si comincia per davvero ma, dopo appena una decina di minuti, affiora un pensiero che purtroppo ci accompagna per tutta la durata della pellicola.
C’è qualcosa che non va, sembra che ci sia qualcosa fuori posto… ma cosa?
Passiamo velocemente oltre al fatto che di Horror/Thriller/Suspence e vietato ai minori non c’è assolutamente niente. Scheletri in computer grafica e due tette al vento fanno propendere per queste classificazioni? Per me no.
Sono gli attori il problema? Cassel stupisce in negativo per una performance veramente piatta, non lo si riconosce proprio. Sta recitando il ruolo del flemmatico inespressivo? Non sembra. Sembra invece che le direttive del regista lo vogliano proprio:
“Vincent vieni sul set, leggi le battute e te ne vai”.
Perché sprecare così un attore come lui?
La Kruger sembra essere più inquadrata ma anche lei veramente ai minimi storici.
L’unica scena che mi è veramente piaciuta però ce l’hanno questi due attori. Una scena di sesso, che mi è sembrata molto coinvolgente e tragicamente reale, unico momento del film in cui si “spinge”.
Non si capisce quindi perché Guy Pearce sia invece lanciato e super credibile come paranoico nerd distrutto dal geloso amore per l’ex moglie. Qual’è il senso di far recitare solo uno degli attori? Attore, poi, che non è neanche il soggetto principale!
Ma no… questo non basta a colmare la mia insoddisfazione, c’è altro.
Colpa della regia? Beh, chiamarla regia è un eufemismo, Cronny ma dove sei finito?
Forse non aveva voglia, era scazzato e ha condotto la cinepresa con una mano in tasca e gli occhi bendati. A memoria non mi ricordo una regia di Cronenberg più banale, insapore. Linda come un bagno Giapponese a Osaka.
David… sappiamo benissimo che puoi fare molto di più. Che peccato e che giramento di coglioni, se vado a vedere The Shrouds in gran parte è per vedere la sua regia, il suo estro.
Però i conti ancora non tornano…
Mon Dieu, I dialoghi!
Sono immacolati, non una sbavatura, non una sovrapposizione. Innaturali al punto di infastidire.
Modelli di parole che sfilano su una passerella perfettamente a tempo. Mon Dieu… Yves Saint Laurent!
Possibile che la produzione abbia influenzato così tanto il processo creativo da lasciare intatta solo la trama?
D’altronde, un brand deve dare la sua impronta, soprattutto uno appena nato nel mondo del cinema. Perdonerete la mia imprudenza nel fare questo commento totalmente soggettivo e senza la base di prove evidenti se non il mio intelletto e spirito d’osservazione. Il collegamento però è goloso. Anche nei momenti in cui Karsh è investito dalla rabbia ,e quindi ci si possono aspettare delle linee di dialogo più concitate e violente… niente… tutto dritto come un fuso.
Sono perplesso.
Chiaramente avevano una visione che non coincide con la mia ma vi butto lì uno spunto.
Stessa trama, stessi attori, stesso regista, ma con libertà di espressione massima, un setting industrial/cyberpunk oscuro e sporco. WOW.
GioPinti


