La Trama Fenicia – La trama di Wes si infittisce ma la fenice è risorta? 

Mi porto avanti rispondendo ad uno dei possibili commenti del lettore/rice di questo pezzo. “Si, sono dalla parte di Wes Anderson. Penso sia un visionario, un artista completo e uno dei migliori del suo tempo.” 

Questo pensiero non mi ha mai, però, reso cieco nei suoi confronti, ho sempre mosso critiche, anche forti, ai suoi lavori, quando le meritavano. Il mio stato d’animo entrando in sala per la proiezione de “La Trama Fenicia” era pessimo, il ricordo delle delusioni, fortissime, in rapida successione di “The French Dispatch” e “Asteroid City” ancora scottante. Pensavo avesse perso il suo tocco o che avesse finito le cartucce da sparare, l’abbiamo visto succedere a tanti. Mi ero poi detto che non avrei più pagato il biglietto intero per un suo film e se poi avessi scoperto “x tempo dopo” un suo film capolavoro l’avrei accettato. Complice la festa del cinema, biglietto ridottissimo, e un pomeriggio libero in una Milano torrida… ho ceduto. 

Un ricco e torbido contrabbandiere/mediatore/imprenditore, Zsa-zsa Korda, è miracolosamente scampato ad un attentato alla sua persona. Attraverso delle visioni del suo passaggio nell’aldilà ha un’epifania che lo porterà a cercare di ricucire i rapporti con sua figlia e portare a termine la sua “Opera Magna”, La Trama Fenicia. La Fenicia è un paese potenzialmente ricchissimo ma ancora non industrializzato e sfruttato. Zsa-zsa tramite accordi più o meno leciti con industriali e gangster di tutto il mondo vuole costruire le infrastrutture che gli permetteranno di fare una fortuna.

Sono bastati pochi minuti per capire che questo film è dell’epoca d’oro, o almeno accostabile, di Anderson.
Sorpresa!
Sbarazziamoci subito dell’estetica. Stellare, “quadratissima”, vivace e stramba. Nessuno nell’industria cinematografica sa creare cose simili.
Anche per quanto riguarda il cast, c’è veramente poco o niente da dire, a parte che entrano nella cerchia di Wes dei nuovi volti, i più importanti sono Mia Threapleton(figlia di Kate Winslet), figlia suora di Zsa-zsa e Michael Cera, agente sotto copertura americano.
Benicio del Toro, Zsa-zsa, guida tutti in modo pulito e carismatico. Penso da sempre che sia un attore molto sottovalutato. Sono sicuro che ci regalerà ancora tante ottime interpretazioni. Tutti gli altri interpreti, vediamo veramente tanti volti conosciuti, svolgono un buon lavoro.
La Trama Fenicia, scorre bene e la durata, 1 ora e 45 minuti, aiuta lo spettatore a mantenere la  concentrazione e non annoiarsi.

Ma parliamo del pezzo forte, la trama.
Se Anderson si è fatto conoscere per delle trame stravaganti, sembrava che nell’ultimo periodo le avesse quasi lasciate andare, sorpassate e metteva in scena degli esercizi di stile quasi fini a se stessi, bellissimi, ma inutili, che ti facevano uscire dalla sala con la bocca allappata. Qui invece troviamo una trama interessante e coinvolgente, ricca di spunti e di trovate divertenti. Wes ci propone una trama lineare, ovviamente a capitoli, che si riesce a seguire con piacere per tutto il film ed è qui la differenza con gli altri due film citati sopra.
C’è una certa corrente di registi, sceneggiatori e scrittori che ormai trovano le trame lineari obsolete e scelgono sempre qualcosa di arzigogolato, e per quanto lo capisca e apprezzi i loro sforzi, non penso che le trame lineari debbano soccombere, ma ci sono delle regole da tenere in considerazione. Una di queste è: sì audace.
Come si sente dire spesso “Tutto è già stato raccontato” e se non si ha un’estetica forte o un’inventiva spiccata è vero che si rischia di cadere nel “già visto e stravisto” ma con Wes è impossibile. Con lui il “visto e stravisto” è l’estetica e la regia ma non la trama, lo svolgimento o i personaggi, riesce sempre a trovare l’unicità. Questo è il suo super potere.
Capisco però il punto di vista dei tanti che criticano Wes e le sue opere come una “minestra riscaldata”, ma la sua unicità e la sua capacità di stupirci con un’inquadratura, un pattern geometrico, un nome buffo, un personaggio o una situazione è straordinaria e quindi sono contento di vederlo e rivederlo. D’altronde è veramente difficile, se non impossibile, avere/essere degli artisti bravi in tutti i settori, in tutti gli stili, in tutti i progetti. Wes fa quello che sa fare e in quello è il migliore. Preferisco vedere altri suoi film con questo stile che vederlo fare un cambio di rotta dettato dal denaro e fare delle porcherie immonde. Poi parliamoci chiaro, se tira fuori il coniglio dal cilindro, tanto meglio. 
Un altro aspetto legato alla trama che si svolge per tutto il film, invece di essere relegata, per  esempio, a dei piccoli corti autoconclusivi, è che finalmente torniamo  ad affezionarsi ai personaggi, a costruire un rapporto. Me li ricordo ancora con tenerezza i fratelli Whitman sul treno per Darjeeling, la famiglia Tenenbaum o la ciurma di Steve Zissou. Questo per me è un punto cardine di Anderson, creare rapporti tra lo spettatore e i personaggi. Ultimamente non ci riusciva più un po’ per la struttura dei suoi progetti un po’, forse, perchè si stava testando in altro, ma sono contento che sia tornato alla “vecchia” formula.

Wes Non ci dice effettivamente dov’è situata la nazione Fenicia, ma possiamo intuire che sia in Medio Oriente, e quindi quale miglior paese per risorgere dalle proprie ceneri?

GioPinti